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Osservatorio Confesercenti sul Credito alle imprese.

Dati al 30 Settembre 2015
12.11.2015

Sul fronte dei finanziamenti alle imprese non finanziarie si continuano a registrare preoccupanti difficoltà, specie per quelle di minore dimensione, sebbene sia noto che non dispongano di canali di finanziamento alternativi a quello bancario.
Infatti, i dati ufficiali della Banca d’Italia relativi al mese di settembre segnalano dinamiche tendenziali in lieve peggioramento sui prestiti, sia se quantificate con i dati grezzi (che non tengono conto delle cartolarizzazioni e di altre rettifiche), -2,3% su base annua rispetto al -2,0% registrato ad agosto, sia se valutate con le definizioni armonizzate dell’Eurosistema, che incorporano le citate rettifiche (-0,9% vs. -0,8%).
Rallenta leggermente la crescita media delle sofferenze delle imprese, pari al +13,1% su base annua dal +13,9% di agosto.
Il miglioramento è tutto ascrivibile alle imprese con oltre 5 addetti (+13,3% contro il +14,2% di agosto), mentre per le Famiglie Produttrici viene confermata la dinamica tendenziale registrata ad agosto (+11,2%). Su tale versante appare sempre più evidente che senza una soluzione ad hoc per ridurne significativamente l’ingente massa, che a settembre ha raggiunto quota 159,6 miliardi di euro, il nuovo credito continuerà ad affluire in quantità insufficiente - per compensare le estinzioni – ed in maniera discriminatoria a favore delle imprese medio-grandi.
L’andamento dei tassi d’interesse applicati ai prestiti concessi alle imprese costituisce la rappresentazione plastica della situazione provocata dagli interventi di QE della BCE: tassi applicati in continua riduzione sui nuovi prestiti, i quali tuttavia continuano a latitare, discriminando
oltremodo le imprese minori. Infatti, per i nuovi prestiti oltre un milione di euro concessi alle c.d. Società non finanziarie(imprese con oltre 5 addetti) il tasso medio d’interesse applicato è sceso a settembre al livello record dell’1,26%, risultando 40 punti base inferiore all’omologo tasso tedesco (1,66%), mentre un anno prima era superiore di 54 punti base (2,28% vs. 1,74%). Le cinque aste di TLtro indette da settembre 2014 hanno portato nelle banche italiane circa 100 miliardi di Euro, per lo più usati per la ricopertura e il rinnovo degli Ltro di fine 2011 inizio 2012, con scarsi effetti allocativi a favore delle micro e piccole imprese. Si stanno determinando le condizioni della “trappola della liquidità”1, caratterizzata dall’orientamento ad offrire finanziamenti solo alle imprese medio-grandi con buoni fondamentali, evitando di rischiare fondi per micro e piccole imprese, ritenute dalle banche meno solvibili. I punti nodali del credito possono riassumersi nei seguenti: La dimensione dei crediti deteriorati delle imprese non finanziarie: a fine 2014 essi erano il 33,5%. La soluzione dell’istituzione di una bad bank di sistema, aperta anche ai Confidi vigilati, non è più dilazionabile; Una rifocalizzazione dei rating interni delle banche introdotti da Basilea2, in favore della specificità delle imprese italiane, poiché essi hanno carattere pro-ciclico e ritardano la ripresa del credito; Una rimodulazione del Fondo di Garanzia in funzione delle imprese minori e dei Confidi, in quanto, se si vuole favorire l’accesso al credito sono queste le leve principali da attivare.
Le suddette dinamiche consentono di confermare – come già fatto nei mesi scorsi, che è ancora presto per dichiarare la fine del credit crunch nei confronti delle imprese in Italia, specie per quelle minori, costrette a prestare crescenti garanzie in quanto ritenute meno affidabili, nonostante che le recenti statistiche ufficiali sulla rischiosità media dicano il contrario.

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