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Osservatorio Confesercenti sul Credito alle imprese.

Dati al 31 Ottobre 2015
14.12.2015

Come ricordato, i recenti interventi ultra-espansivi della BCE, l’ultimo dei quali datato 3/12/2015, si sono finora dimostrati efficaci solo nel fornire abbondante liquidità alle banche e nel ridurre significativamente il livello medio dei tassi d’interesse applicati sui prestiti, mentre hanno fallito l’obiettivo di far ripartire il credito a favore delle imprese non finanziarie, specie per quelle di minore dimensione, nonostante l’iniezione di liquidità apportata dalle sei operazioni di TLTRO per 115 miliardi.
Nel suo ultimo intervento la BCE ha varato una gamma di misure, i cui effetti sono così riassumibili:
- Allungamento da settembre 2016 a marzo del 2017 del programma di acquisto di bond, senza modificare il livello di acquisti di 60 miliardi di euro al mese;
- Ampliamento della gamma di bond acquistabili, includendo anche quelli emessi da governi locali;
- Reinvestimento degli introiti sui bond in portafoglio, che scadono, in altri bond, aumentando significativamente la liquidità del sistema fino al 2019;
- Ulteriore limatura di un decimo di punto del tasso di interesse negativo sui depositi overnight delle banche, dal -0,2% al -0,3%.
L’analisi mensile dell’Osservatorio, con le statistiche ufficiali aggiornate al 31 ottobre 2015, segnala una serie di nodi che accrescono l’incertezza sia sull’uscita a breve dalla crisi, sia sull’inversione del trend negativo dei prestiti alle imprese non finanziarie.
Se si considera che nei 12 mesi culminati ad ottobre 2015 le erogazioni sono cresciute dell’11,2% rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente, mentre le estinzioni del 19,2%, cumulando un gap negativo di 38,7 miliardi di euro, si ha chiara evidenza di una strozzatura nel sistema di finanziamento alle imprese.
Alcuni nodi strutturali che non rendono efficiente la funzione allocativa del credito possono sinteticamente essere individuati nei seguenti:
- Meno credito per il capitale circolante e per investimenti oltre i 5 anni, rappresentativi delle componenti di maggior peso dei prestiti per durata, testimoniati dal -7,9% e -5,4% su base annua rispettivamente: in pratica non si ottiene credito né per sostenere i disallineamenti fra incassi e pagamenti, né per effettuare gli investimenti fondamentali per assicurare una crescita duratura.
- Persistente restrizione creditizia nei confronti delle imprese non finanziarie che occupano meno di 20 addetti, le quali rappresentano il 98,3% del tessuto economico domestico, contribuiscono all’occupazione ed alla produzione nazionale per 58,0% e 40,9% rispettivamente, mentre sono destinatarie di un modesto 19,6% del credito alle imprese (dati ufficiali Istat e Bankitalia riferiti al 2013, ultimi disponibili), evidenziando un “credit-gap” di oltre 20 punti percentuali.
Occorrerebbe, pertanto, si attuasse una politica economica espansiva che punti all’eliminazione dei citati squilibri macroeconomici, che costituiscono una vera strozzatura per la ripresa, che non si risolve senza rimuovere gli ostacoli che la piccola impresa affronta in termini di credito, fisco e burocrazia.
Le recenti vicende che hanno interessato il mondo bancario, pur nella contraddittorietà delle soluzioni proposte, sono la prova che la crisi affonda le sue radici anche e soprattutto nel sistema bancario e nelle sue scelte nell’allocazione del credito all’economia.
Sotto questo profilo è importante che il sistema bancario si riposizioni verso le forze vitali dell’imprenditoria diffusa e attui una politica di valorizzazione del sistema confidi, in grado di dare un contributo non solo nella condivisione del rischio di credito (risk sharing), ma anche nel fornire elementi di conoscenza e reputazionali sull’imprenditoria associata.
Infine, l’analisi della congiuntura creditizia del comparto commerciale e turistico conferma che il credito non funge da leva per la ripresa e lo sviluppo, dal momento che sono proprio sue imprese minori a soffrire maggiormente la discriminazione creditizia.

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